Germania e Olanda on the road


10409568_561408347323175_4513966557689007777_nAtterrai all’aeroporto di Dusseldorf Weeze quando ancora era giorno e una leggera pioggia sul viso mi fece risvegliare da una strana sonnolenza che portavo già dai giorni precedenti. Guardai in cima dalla scaletta prima di scendere dall’aereo e mi accorsi di tutto lo scenario che avvolgeva il piccolo aeroporto di Weeze.
‘Willkommen in Deutschland’ era la scritta che si leggeva sbiadita su un cartellone arrugginito nell’ingresso dell’Aeroporto.

Weeze Airport era una struttura piccola e raccolta, a pochi chilometri da Dusseldorf e nemmeno con un pò di impegno sarei stata capace di individuarlo sulla cartina della Renania.
L’importante era che vi fossero collegamenti da Roma con le compagnie aeree low cost.

La Germania.
Il mio arrivo fu proprio come me lo aspettavo.

Aria umida,cielo grigio e asfalto bagnato.

L’unico colore che sdrammatizzava quel grigiore era la macchina a noleggio presa alla Hertz, dopo il ritiro bagagli: un Opel Corsa color verde.

La strada sembrava avesse quelle tonalità fredde preimpostate nel applicazione di InstagramEcco, è quello che associai subito al paesaggio che mi scorreva affianco dal finestrino. Poiché ero un amante dell’effetto ‘tonalità fredde’ mi dissi : “perfetto ! sta volta lascio tutto al naturale”, ed è così che iniziai a scattare alcune foto del paesaggio tanto freddo e misterioso.

La prima destinazione fu quella che ovviamente la mia famiglia aveva in programma da molto tempo . La casa di zio Mario.

10689675_561414600655883_7408897382604411578_nZio mario ( che alla fine tanto mio zio non è) , era ancora un ventenne quando decise di dare una svolta alla sua vita e trasferirsi da Rieti a Nordhorn , piccola cittadina della Renania a pochi minuti dal confine olandese. Fu il periodo durante il quale la Germania reclutava giovani risorse da inserire nella manodopera e nell’agraria che mio zio decise di trasferirsi definitivamente nel vecchio Terzo reich e pensare le cose in grande,solo come un buon italiano sà fare.
Ora ha una bella famiglia ed un villino in un centro residenziale.

L’ospitalità italo- tedesca della famiglia di mio zio allietò gli animi e placò l’euforia tipica di un arrivo in terra straniera. Ma il giorno dopo mi accorsi che ero di nuovo carica, pronta per scoprire nuovi posti.

Autostrade lisce, dal cemento scuro e perennemente bagnato da leggere piogge, accompagnavano il mio percorso.

1907289_561409657323044_1809945300741791230_nVisitate alcune cittadine non molto distanti tra loro ma veramente carine ci imbattemmo inevitabilmente con la popolazione locale. Ecco quello che mi sorprese veramente: i volti sorridenti e simpatici dei tedeschi, visti sempre come prototipo di austerità e freddezza. Ad essere onesta la Simpatia, la cordialità e la gentilezza furono il primo segnale che colsi dai loro sguardi.

Entrammo finalmente  in Olanda. Nulla cambiò più di tanto se non le targe delle macchine. Da una semplice e solitaria D si passò al Binomio NL.

 

‘Netherlands’ fu la scritta gigante che ci vedemmo passare di lato mentre eravamo in autostrada e oltrepassato quello, infatti ci accostammo subito in una piazzola per fare del rifornimento di benzina. La benzina: ecco il primo segnale che ci fece capire che l’Olanda era un paese amico del cittadino e soprattutto dei turisti.
Altre lunghe interminabili piste ciclabili ci condussero ai centri abitati più carini ed eleganti che potevamo immaginarci.’Segui la striscia gialla della ciclabile se vuoi fermarti a guardare’ era il motto.

Enschede, Almelo, Apeldoorn ed infine Utrecht, la famosa cittadina universitaria, fatta di tulipani, birrerie e gallerie d’arte. Cosa si poteva chiedere di più? Eravamo nella nazione con il più alto livello di benessere . Un paradiso, un esempio di civiltà mai più ritrovato in nessun altro posto.

1461132_561409687323041_1268580060803636421_nIl mercato settimanale a Enschede mi fece viaggiare per il mondo intero grazie alla sua esplosione di odori, spezie, aromi, profumi, stoffe, colori che ancora viaggiano nella mia mente come se in un piccolo quartiere cittadino si potesse veramente racchiundere il senso più cosmopolita che la volontà umana potesse rappresentare.
Il mercato di Enschede ti faceva sentire il vero cittadino del mondo. Ti faceva sentire vivo e libero dai pregiudizi almeno per poche ore fino a quando i commercianti decidevano di smantellare le bancarelle,ed ecco che in quel momento si ritornava a riflettere la propria imangine sulle vetrate enormi dei centri commerciali .

Gli edifici nei quali vi erano i centri commerciali creavano una scenografia moderna ad un contesto semplice, disordinato e modesto. Le vetrate, specchi snob e altezzosi , rispecchiavano la mia immagine di viaggiatrice solitaria con l’ultimo boccone di Kebab fra le mani.

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Dopo Enschede le strade cominciarono a prendere i colori delle immense distese di tulipani. All’orizzonte poi le pale dei mulini a vento. Quelli classici che vediamo nelle cartoline sono ormai tutti distrutti , ora l’Olanda ha i mulini che sfruttano l’energia eolica per produrre elettricità e renderla a sua volta una potenza europea, quella delle doppie A.

 

 

10600569_561407590656584_8073177631280425528_nAlti mulini bianchi facevano l’ombra sulle colline in distanza.
Poi fu la volta di Amsterdam…

 

amster 2
Amsterdam era tutto quello che l’Olanda racchiudeva …
Il significato del mio viaggio.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Misterkappa ha detto:

    Bel post, mi piace 🙂

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    1. violetta085 ha detto:

      Grazie mille! 🙂 -Alice

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      1. Misterkappa ha detto:

        grazie a te 🙂 se ti va potremmo seguirci a vicenda 🙂

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