L’ultima Toscana : il Monte Amiata


Una delle salvezze della gente senza soldi di tutto il mondo è sempre stata, in via di principio, quella di mangiare cibo più genuino e meno disonesto di quello che mangiano i soliti ricconi

E’ così che Mary Kennedy Fisher , una delle prime scrittrici americane in enogastronomia e viaggi  definì  in ‘Serve it Forth’ la concezione del mangiar bene nelle famiglie meno agiate.

Di ricconi però sull ‘Amiata ce ne sono sempre stati pochi  e gli abitanti hanno sempre saputo vivere in simbiosi con la terra e le risorse genuine che offriva : formaggio, salumi, miele, erbe e soprattutto castagne. Sì! le famose castagne del monte Amiata ritenute fonte di ricchezza per i suoi abitanti grazie al quale potevano spesso ricavarci la farina per la polenta e vari prodotti di cui ora si è persa memoria.

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Già dal ‘700 i villaggi del Monte Amiata sono citati in vari libri proprio per le loro caratteristiche e per essere sotto molti aspetti i fondatori  della ‘civiltà della castagna’.

La bellezza, l’estensione e l’utilità dei castagneti da noi veduti ci ispirarono il desiderio di informarci, qual siano in questi paesi la cultura e la manutenzione…  

( Viaggi per la Toscana ‘Voyage au Monteamiata’ 1765-1806 di Giorgio Santi ) 

Ad oggi sono giunte numerose ricette che vedono come protagonista assoluta la Castagna, attualmente divenuta prodotto IGP AMIATA  e promotrice della Prima strada della Castagna Europea.

Possiamo riprodurre ricette antiche come quelle delle bucchiate, vecchierelle ed il noto castagnaccio di cui hanno conservato memoria le nonne locali.

Esplorando il Monte Amiata però c’è anche quel tratto dedicato agli amanti della simbiosi con la natura, le Terme San Filippo . Un piccolo borgo caratteristico avvolto dalle sorgenti termali che da secoli attrae numerosi viaggiatori da tutte le parti del mondo.

Immerso in una foresta c’è il percorso che vi condurrà sino alle vasche d’acqua naturali dove è possibile immergersi durante ogni periodo dell’anno e ammirare le formazioni calcaree che dopotutto hanno ispirato diversi nomi come la Balena Bianca o il Ghiacciaio.

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Questa proprietà di cementazione delle acque fu utilizzata già nel 700 da Leonardo De Vegni, storico architetto senese che introdusse per la prima volta la tecnica detta ‘Plastica dei Tartari’ , grazie alla quale riuscì a realizzare numerosi oggetti artistici in bassorilievo.

«Senz’aiuto di scarpello, o simile arnese , ottengo, quasi immediatamente dall’acqua, bassorilievi di qualunque grandezza, e di qualunque più fino intaglio, candidi, lucidi, e duri a mio piacimento, potendoli avere di tutte quelle consistenze, che abbiamo sopra notate: che sicuramente posso ampliare tale invenzione per ornati d’architettura, lapide scritte, vasche di fontane, e vasi di giardini d’opera rustica, e simili, resistenti alle intemperie dell’aria al pari d’un marmo» Leonardo De Vegni 

Una gita alle ‘pozze’ di acqua calda vi porterà sicuramente indietro con il tempo, e leggendo la storia ufficiale di questa località termale, rimasta fortunatamente intatta e selvaggia rispetto alle altre città limitrofe , può  rivelarci alcuni dei numerosi ‘ospiti’ illustri che qui vi hanno fatto visita. Lorenzo il Magnifico, ad esempio vi si recò già nel 1458 e nel 1635 il Granduca Ferdinando II usò i benefici delle acque per  guarire da una forte emicrania.

All’interno dell’area amiatina vi sono i caratteristici borghi di Abbia San Salvatore, Arcidosso, PianCastagniaio , Castiglione d’Orcia e Radicofoni.

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Ognuno di questi borghi sicuramente ha da raccontarvi la sua storia , ma se amate le escursioni vi consiglio di raggiungere la cima del monte Amiata , dalla quale potete ammirare un panorama unico e straordinario.

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Se il tempo lo permette, si potranno vedere gli Appennini (Gran sasso-Monte Terminillo- Monti Sibillini- Monte Catria- Monte Falterona e il Monte Cimone ) e anche il bagliore di alcune città come Roma, Siena, e addirittura ( sempre se il tempo lo permette ) l’ Isola d’Elba.

Qui di seguito voglio scrivere un breve elogio che fece Papa Pio II riguardo al monte :

Scorrono per la montagna in grande quantità limpidissime acque sorgenti da luoghi deliziosi tali che ninfe e fauni non hanno mai trovato più belli, e queste acque formano ruscelli che rendono la terra sempre fresca e feconda e tale che nessun’altra montagna le può stare a confronto; ed io la giudico nelle delizie, nella bontà delle acque e dell’aria, non inferiore a quelle della Grecia, che gli antichi poeti divinizzarono nei loro canti. Quivi l’estate non ha luogo ed il suo posto è occupato dalla più ridente delle primavere; quivi l’uccello ha più dolce il suo canto, e il fiore più vivo il suo colore e più tenace il suo profumo.

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